giovedì 1 aprile 2021


Azienda Plani Arche

 

O fortunatos nimium, sua si bona norint, agricola!”-Georgiche di Publio Virgilio Marone

Con l’elogio di Virgilio alla vita agreste, alla ricchezza dei contadini , alla felicità che la terra regala, vi porto alla scoperta dell’Azienda Plani Arche.
Siamo in Umbria, nella zona dei Colli Martani con una produzione che tocca anche la denominazione Montefalco.
Al mio arrivo in azienda vengo accolta da Roberto Di Filippo e sua moglie Elena, e in una calda giornata primaverile, ascolto il racconto di Roberto, enologo con alle spalle 35 anni di esperienza e infinita passione.

Piandarca
Partiamo dal nome dell’azienda, Plani Arche da “Piandarca o Piano dell’Arca o ancora Planus Arche” luogo sito tra Cannara e Bevagna in cui, storicamente, avvenne della predica agli uccelli di San Francesco.
La storia di questo nome risale al 1300, nel pieno Tardo Medioevo e dell’espansione delle superfici coltivate e del commercio, citata negli storici del Comune di Cannara, in cui vi si legge la descrizione del luogo, della sua naturalezza non ancora contaminata e della sua destinazione all’agricoltura, in considerazione della posizione ottimale tra le colline di Montefalco, di Bevagna e dal Monte Subasio a fare da sfondo.
Una premessa importante al fine di sottolineare come già nel 1300 si era compresa la fertilità e le potenzialità del luogo e soprattutto il legame con il territorio della Famiglia Di Filippo.

 

 

Roberto Di Filippo ha infatti dedicato gran parte della sua vita allo studio delle tecniche agronomiche ed enologiche non solo moderne, ma soprattutto antiche dell’agricoltura al fine di coltivare nel pieno rispetto della natura e dei principi ad essa legati, nella piena convinzione di “Tornare a lavorare la terra come si faceva una volta” - racconta Roberto durante il nostro incontro.

Cavalli e Medioevo
Una delle tecniche riportate in auge da Roberto è l’utilizzo deli cavalli in vigna che, nel Tardo Medioevo, vennero integrati nei lavori nei campi, al posto dei buoi, con il collare a spalla rigido che ne implementava le performances di traino da 500 a 4000 chilogrammi. La razza utilizzata oggi da Roberto è la Comtois, cavallo da tiro pesante di origini francese risalenti al secolo VI.
Non ho inventato nessuna tecnica, ho riportato in vita l’agricoltura di una volta, utilizzando l’energia nella direzione giusta”.
L’utilizzo del cavallo, nel caso dell’azienda Plani Arche, riesce a ovviare ai problemi di compattamento del terreno che si verificavano con i trattori, in presenza di terreni molto argillosi che, compattandosi, divenivano molti duri, difficili da lavorare e non garantendo l’ossigenazione del terreno e il passaggio d’acqua.




 


One Goose Revolution
Nell’altra azienda della famiglia, “Di Filippo” appunto, sempre sita a Cannara, dal 2009 nella vigna sono presenti altresì le oche, per una questione di agroforestazione, ovvero una tecnica che prevede l’allevamento di animali (o alte tipologie di agricoltura) sotto alberi da frutto. Le oche, in questo contesto, sono utili a eliminare erbe infestanti dalla vigna. Un progetto che si ispira liberamente al lavoro dell’agronomo e botanico giapponese Masanobu Fukuoka sul suo trattato sull’agricoltura biologica.

Attraverso una collaborazione con l’Università di Agraria di Perugia, è stato possibile dimostrare che la carne di oca allevata con una nutrizione naturale, in sostituzione dei mangimi industriali, cambiasse a livello gustativo e qualitativo.


L’azienda
L’azienda Plani Arche conta oggi 6 ettari, di cui 5 a Cannara. Storicamente, la prima generazione di vignaioli è con il “Babbo” di Roberto nel ’71. Ne 1986 comincia a lavorarci Roberto, affiancato dalla moglie Elena che arriva nel 1993 ed infine nel 2003 la sorella Emma. Conducono un’agricoltura sostenibile e biologica certificata dal 2004 e con un avvicinamento al biodinamico.
Come sopra accennato, il terreno è calcareo con prevalenza di argilla in collina. Si allevano il Grechetto e il Trebbiano Spoletino per la bacca bianca e il Sagrantino, Sangiovese e Barbera per la bacca rossa per una produzione di 7 etichette che prevede, tra la linea classica, un OrangeWine da Grechetto. Roberto, infatti, è oltremodo affascinato dalla macerazione georgiana e ai qvevri, otri di argilla cotta destinati all’interramento, e mi accenna al desiderio di voler utilizzare l’anfora in futuro per sperimentare al meglio le potenzialità del Grechetto nella sua versione macerata.

Oltre i confini
Durante la lunga chiacchierata, Roberto mi parla anche di un altro suo progetto, un’azienda di cui è socio in Romania, La Sapata, sul Delta del Danubio, con un terreno collinare, sabbioso e limoso. Anche in questa azienda Roberto ha portato la sua idea di agricoltura sostenibile, con l’utilizzo dei cavalli e in un certo senso, anche vicina ai principi dell’Economia Circolare, con il ritorno alla terra e alla creazione del lavoro in una zona storicamente abbandonata a seguito dell’inurbamento ma che ha ricchezza in termini di coltivabilità.

 

Degustazione
AModoMio, Bianco Umbria IGT 2019, Trebbiano Spoletino
Un frizzante ottenuto da metodo pet-nat o metodo ancestrale che prevede la spumantizzazione con il residuo dei lieviti indigeni. In particolare, Roberto Di Filippo, per AModoMio congela parte del mosto che verrà poi aggiunto prima dell’imbottigliamento in modo da farlo rifermentare con i propri zuccheri.
Il risultato è un trebbiano frizzante declinato alla freschezza, alla frutta acitrina con una buona parte di succosità di un frutto zuccherino come la pesca nettarina. In bocca rivela un buon corpo con un ritorno sapido.

Grechetto, Grechetto Umbria IGT, 2019
La varietà utilizzata è il clone Grechetto G109, più rustico, grappolo spargolo, ideale per il biologico, poiché tende ad ammalarsi di rado, soprattutto perché il grappolo ha meno acini e questo permette una aereazione che contrasta le muffe.
Questo vino è un blend di grechetto di due vendemmie: una fatta ad agosto con una bella acidità del frutto, ed una a settembre, nella fase  finale della maturazione del frutto.
Il naso si apre su un frutto pieno e maturo di pesca, note di miele di castagno, una buona componente fresca incentrata sul lime ed un finale minerale.
L’assaggio vira su una nota ammandorlata, il corpo fresco e sapido con una vena tannica presente.

Gordito, Grechetto Umbria IGT,2020
Prima annata dell’azienda Plani Arche per questo Grechetto macerato dal colore giallo pieno, dorato che ricorda un tramonto estivo. L’assaggio ricco di materia rivela un tannino più morbido, frutto di una macerazione di 6 mesi sulle bucce. Il naso si complessa con una speziatura mai invadente e note di camomilla, ginestra e miele mille fiori. Il frutto maturo, succoso e salinità che chiude anche l’assaggio.

Montefalco Sagrantino DOCG, 2017 e Apoca, Montefalco Sagrantino DOCG 2017
Se nel primo assaggio abbiamo un Sagrantino che affina in legno per 12 mesi, mostrandosi in tutta la sua potenza tannica, un frutto rosso, sottobosco, terziari che vanno sul fondo di caffè al cacao amaro, in Apoca il contatto con il leggo viene spinto fino ai 24 mesi tra barrique e tonneau per riuscire ad addomesticare il tannino e ad avere una struttura e complessità maggiore senza mai andare ad invadere le caratteristiche del Sagrantino. Qui il frutto diventa confettura e il fiore macerato. In entrambi la trama tannica è intensa e interessante per un’annata davvero buona con una sapidità e una freschezza al palato che accompagna entrambi rossi.

Chiudo l’esperienza vissuta da Plani Arche con una frase di Roberto:
“L’agricoltura altro non è che un’agricoltura della conoscenza”, e questo spiega la massima di apertura di Publio Virgilio Marone sulla ricchezza e la felicità che genera la terra, la natura nel suo processo conoscitivo e lavorativo.

Elena Di Vaia
@ely_onthewineroad

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